Daniele Barni, Morte, madre automatica

Morte, madre automatica,
noi dalla terrestre
placenta partorisci nell’ignoto. Imbavati
in questa pioggia amniotica,
viscida alle finestre,
sono lampioni, vie, palazzi le tue viscere.
Qui attendo, nella stanza,
scrivendo finché a volte la notte trasparisce,
i giorni della tua gravidanza
volubile. Ma senza pianto sarà il mio parto,
come il parto dei morti.

 

(Da Piccola antologia di anonimi contemporanei, Italic 2017)

 

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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