Paolo Polvani, La prima vera vera pacchia è ignorare la complessità

La prima vera vera pacchia è ignorare la complessità
le implicazioni le complicazioni la concatenazione delle cause
e si, una grande pacchia l’attraversamento dei deserti quando
l’unica prospettiva è guardare il muro della fame e aspettare
soltanto di finire, ah che pacchia pacchia quando il mare t’inghiotte
e ti risucchia e ti risputa in forma di poltiglia, in placche
di carne e ossa che l’acqua spolpa in sussurri, in gargarismi
e garruli rigurgiti che pacchia pacchia prendere l’umanità
e pestarla, calpestarla, frantumarla che tanto noi c’abbiamo l’acqua
e c’abbiamo filo spinato quanto basta e c’abbiamo il grido
delle truppe e i voti e gli stendardi e i baluardi e i crocifissi
da appendervi voi tutti che invece c’avete soltanto fame e occhi
disperati e che pacchia pacchia non avere neanche un piccolo orto
per piantarci i semi del rimorso che pacchia ignorare
il pianto delle madri che pacchia il pil che sale e il sale
che incrosta le ossa in fondo al mare che pacchia i respingimenti
se te ne stai al sole e sei in vacanza che pacchia dire
ma questi tutti col telefonino e certe pretese e certa fame!
che pacchia affilare le armi e sprofondare dentro sonni tranquilli
che pacchia il buio e la ferocia senza pentimenti che pacchia
questa tremenda notte che c’inghiotte

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