Marco Senesi, Scansioni

“Just because it’s over for you,
don’t mean it’s over for me”
(Neil Young)

A Maria Grazia

Scansioni
il sacerdote celebra la cerimonia funebre
nell’aria intrisa di incenso, alle idi di novembre.
Tu, un minuscolo pixel in un’immagine raster
Mi sembra di vederti mentre stringi in seno il libro delle
[condoglianze.
File di spaventapasseri eretti come canne d’organo
non ti eleggono più loro regina
Mille fotogrammi squassano con l’urto di forze centripete.
ora che devi… scosta il velo, solleva il capo, guarda:
La tua immagine di bimba si riflette su un’anta in legno
[antracite.
Ho attraversato il lungo corridoio dalle opache vetrate
[verderame
Dove l’acustica implode nel punto di tangenza invisibile, e
Mi avvicino a te, vengo per riprenderti:
nella penombra iridescente
Lentamente i palmi delle nostre mani si congiungono
come i punti di due rette sovrapposte.
nelle strade deserte regna l’algoritmo indecifrabile
Le curve isofoniche scompaiono
i sorrisi della parata già finiti.
Fra le scansioni dei giorni
e le sporgenze che non vedi
Sta il nostro patto segreto,
il girotondo imperfetto,
L’abbraccio interrotto.
Sul banco hai lasciato il tuo diadema
il fiocco di neve all’uncinetto dalla trama incompiuta
La pellicola fotografica accartocciata.
Dimmi con chi andavi e ti dirò chi sei.

 

(Da Post meridiem, Leonida Edizioni 2016)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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