Canio Mancuso, Pirra

Ti aspettavo sotto il temporale.
Così raccolta nella sua gioia
venivi all’incrocio.
Certo chiedevi poco,
quello che si chiede
prima che il mondo
scompaia nel diluvio
ma non sapevi
quanto ti avremmo amata
io, tuo padre, Dio
la stagione appassita
se fossi stata bella.
Smetti di impazzire.
Non vedi come tutto lo fa intorno a noi?
I neon che sfrigolano dalle insegne
la frenesia degli orifiamma negli acquari
l’enfasi del mattino
il senso del dovere,
tutto questo non può toccarti.
Eri nuda nella tua adolescenza
perenne, sapevi che la castità
non è un prět-à-porter
bisogna pure regalarla a qualcuno
(dico la nudità: la castità
non ti aveva mai molestata).
Smetti di gridare,
lascialo fare ai quadri e ai libri
che non ti piacciono.
Avrai lo stesso qualcosa da odiare.
Conservalo per l’inverno.
So perché mi porti primizie:
ciò che giustifica ogni tuo gesto
è lo sguardo della Vergine
sul tuo capezzale
sul tuo sonno, sul sudore
condiviso dalla fede e dall’inguine.
Non conosci la gratuità
mi hai detto una volta,
ma non c’è gratuità nella devozione
non c’era nelle rughe
che stringevi nel pugno
né in quel po’ di amore che annusavi,
la tua povera questua di piccione.
Il temporale non ti spaventa
se lo attraversi assorta nella sera,
le primizie che volevi regalarmi
si raffreddano tra le mani
sono biglie di vetro
eppure continui a credere
che ne nasceranno uomini.

 

(Da Fiammiferi, Besa Editrice 2016)

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