Julka Caporetti, Dentro la fuliggine delle tue ossa

Dentro la fuliggine delle tue ossa non c’è disegno integrale che tenga.

Soltanto una parola regna, un impetuoso rompicapo.

Una vertigine a strisce ti sorregge, non più ossa,  non più ossa, non più.

Una vertebra arancione e arrugginita fa di te una regina.

Nella tua andatura trattenuta, puntuta, imperano sovrane le tue ex poesie

come pietre calcaree che fan di te montagna, calanco, cava, cisterna, ecosistema.

Tutte le gerbere che volevi consegnare al mondo giacciono lì, smontate nei petali.

Lo scenario che hai da offrire è un colore indicibile, innominabile, scellerato e mai considerato prima:

rosa.

 

(Da Capriole Finite Bene, Il Seme Bianco Edizioni 2017)

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