Daniela Attanasio, Enea era un emigrante compassionevole e onesto

Enea era un emigrante compassionevole e onesto


Un tempo solo ulivi e capre, paglia e capanne,
al nord legno, fuoco, calzari di pelle e pelo
una terra di metamorfosi e naufragi, lunghi percorsi di luce
di croci, di cristiana pudicizia affogata nell’acquasantiera
un alfabeto verticale capace di far crescere
vegetazioni di leggende e grattacieli
dai monasteri alle logge ducali, distese d’acqua o di nebbia
marmi che trasudano oro, odore di legno, scanalature millenarie –
dal pagano al cristiano come in un vento solo che ha modellato
stanze, stili e tetti.
Sono nata dentro questi confini
ho ereditato una leggenda come si eredita una razza
un nome ebraico e un cognome greco
come un cumulo di ossa
anche se non mi aspetto niente dalla mia patria
anche se alzo gli occhi a un orizzonte lontano
per andarmene via oltre il vanto della Storia
una mano mi tira giù dalle gambe e mi trattiene
a galleggiare nel vento finché la stretta tiene.

 

(Da Il ritorno all’isola, Nino Aragno Editore 2010)

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