Daniele Beghè, Abbandonati

Non attendere il perdono sull’altra sponda,
ma quando la raggiungerai, finalmente,
una concreta via di fuga si farà davanti
alla teoria muta dei riporti, a quel catasto di desideri,
a volte futili o non tuoi, a quei rovelli
che lo scorrere indeciso della sabbia nella clessidra
ha reso catene, sbarre, muri.
Il fiato si disferà allora inerte, ma non più vigilato,
non avrai più l’obbligo di sceglierti
il mattino la pena giornaliera, di annodare la vita
con la cravatta, di scegliere, oltre la tua,
da che parte stare.

 

(Da Galateo dell’abbandono, Tapirulan Edizioni 2016)

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