Tomaso Pieragnolo, Viaggio Incolume (estratto)

[…]

Lei solleva la sua mano e gli sussurra «io

ti aiuterò in questo scricchiolio di ponte

in cui ogni passo è incerto ed ogni cielo

è come un alterno di stoltezza e di clamore»;

perché da questa notte così buona lei

ha imparato contro il male a bestemmiare,

a insegnargli ad occhi chiusi a immaginare

le poche nevralgiche illusioni come nuove,

contando nel suo sonno tutti i sogni che in corto

frangente si erigevano a fortezza; con il miele

che conosce avrà condotto lontano

le fervide utopie di storie appese

dentro al vento come abiti a seccare, o dentro

l’autunno come ali per volare, nel risveglio

solo ali per amare o per inazzurrarsi

pur restando sempre soli, altere

per raggiungere i suoi baci pertanto

disabili nei sogni che ha guardato

concedersi alla vita che ci è data. Non sarà

questo suo corpo che comprende l’avara

invenzione che ostinata ci scolora, ma

uno sguardo che accecato tutto vede e tutto

scorda eccetto ciò che è sconosciuto, che divina

tutto ciò che ha preservato per questo

presente claudicante nel suo ufficio

di morire e poi rivivere ogni giorno.

 

(Da Viaggio incolume, Passigli Editore 2017)

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