Marco Saya, Stanza bianca

Sei in una stanza bianca,
vuota con dei chiodi alle pareti,
cornici senza tele sul pavimento,
legni sparsi contorni di una
radio che urla la sua frequenza
sulla strada, una macchina
in retromarcia azzoppa la folle corsa
dei decibel, cani che latrano nel saloon
di un bar, rivoli-bava di birra lungo
il marciapiede.

Cambia il set:
un punto solitario,
la scimmia primordiale,
una stella lontana,
il nero del buio acceca la luce
della domanda.

Scuse … in ritardo
la stanza bianca ti chiede scusa,
la pelle della specie non ha saputo
proteggerti dal sole del tempo.

 

(inedito)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

1 commento su “Marco Saya, Stanza bianca”

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