L’uomo s’attempa

e dall’ultima neve

enumera gli anni,

romanza la storica

piena del fiume o la secca,

che l’anno più afoso,

inane lo fece di senso

e per le colture.

 

A certi s’incrina

lo scudo cartesiano:

subodorano, prevedono

le cose in là d’agire,

come l’occhio spaccato

del gatto, l’enfisema,

dei letti al terremoto

lo strano traballare

 

Pare nulla preordinato,

ma pochi, lungo il tempo,

s’adagiano nei giorni

dei disutili accidenti.

E li tacciano d’essere

impostori e che tutto,

in “Un cane andaluso”,

già allora fu descritto.

 

(inedito)

 

Un pensiero riguardo “Carlo Tosetti, Un Cane Andaluso

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