René Char, Le climat de chasse ou l’accomplissement de la poésie

Il mio puro singhiozzo seguito dal suo veleno: il cervello del mio amore corteggiato da cocci di bottiglia.

Ah! che nella casa dell’eclissi, colei che domina, ritirandosi, faccia l’oscurità. Si finirà certo per tenere la direzione presa da alcune tempeste fra le rapide del crepuscolo.

Nell’amore, c’è ancora l’immobilità, questo sesso enorme.

A tarda notte siamo andati a raccogliere i frutti indispensabili ai miei pensieri di morte: i fichi viola.

Le arcaiche carcasse dei cavalli a forma di vasca da bagno passano e sfumano. Solo la classe del concime parla e rassicura.

Quando starò via a lungo in un mondo senza volto, tutti gli agî del vapore al capezzale del grande arancio.

Nella mia tisi terminale, appare una ragazza dalla foggia d’amanita, sgozza un gallo, poi cade in un sonno letargico, mentre ad alcuni metri dal suo letto scorre un intero fiume coi suoi pericoli. Ambasciata in esilio.

Difesa dell’amore violenza
Asfissia istante del diamante
Paralisi dolcezza errante.

 

(Da L’action de la justice est éteinte,  Éditions Surréalistes 1931; traduzione di Carmine Mangone)

Pubblicato da

Critica Impura

Letteratura, filosofia, arte e critica globale.

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